"Fra 30 anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione."
(Ennio Flaiano, 1970)


Caro diario...

giovedì 25 maggio 2017

Il meraviglioso mondo dei Food Blogger: Molti di loro sono mercenari pagati dalle aziende e dalle multinazionali

Da un articolo de Il Fatto Alimentare

Sono un food blogger dal 2007 e il mio sito Papille vagabonde è stato più volte tra i primi dieci nelle classifiche redatte considerando la presenza e la capacità di influenza in rete. Da diversi mesi però il giudizio non viene più stabilito sulla base dei lettori, delle pagine viste, dei link, dell’indicizzazione sui motori di ricerca, ma dal numero di follower dei social network, dove le fotografie e lo “style life” hanno più rilevanza della parole e delle ricette.

“Vuoi essere un food blogger influencer? Vieni nel nostro sito e iscriviti”.  Io ricevo 4 o 5 proposte al mese di questo genere, da sedicenti agenzie di marketing che, a fronte di un’iscrizione a pagamento, ti promettono la pubblicità delle aziende in cambio di una percentuale. Per portare avanti questo discorso e diffondere contenuti a pagamento, diverse agenzie hanno creato nuovi food blogger, visto che quelli veri, indipendenti, presenti da anni in rete hanno difficoltà ad accettare queste richieste. La scelta dei nuovi personaggi, non è quindi collegata al numero di lettori che ti seguono perché sei bravo e alle pagine viste, ma è in funzione della tua disponibilità a pubblicare publiredazionali.

Leggo in un’intervista di una top blogger “Per me il top è l’hamburger, in particolare l’hamburger di Mcdonald’s”. Io capisco che possa piacere l’hamburger, ma allora come conciliare il nome della famosa catena di fast food con le ricette vegetariane, i prodotti bio, l’acqua della fonte del Po, le carote del contadino biodinamico...? “Faccio solo ricette innovative”, recita un’altra food blogger e mentre parla si vedono immagini di una frittata di uova e patate, di una caprese e di un piatto di melanzane alla griglia! Non per essere polemico, ma avete visto i blogger veri cosa propongono sui loro siti? Tirano il mattarello per preparare la sfoglia e tagliano i tortelli meglio di un chirurgo, pizze, gnocchi, lasagne, angelica, torte di rose, biscotti d’ogni tipo, angel cake, altro che melanzana alla griglia!

Cari amici di Report quelli che avete preso per blogger non rappresentano il settore. Conosco food blogger favolose che, dopo avere accudito la famiglia, la sera dedicano tempo al loro passatempo preferito la cucina, e preparano un’angelica con lievito madre, sanno fare colombe, panettoni, pane e biscotti a go go. Quando vedo come e cosa cucinano rimango a bocca aperta perché riescono a realizzare grandi ricette con pochi mezzi e poco budget. Qualcuno, ogni tanto trova qualche sponsor per pagare le spese, ma si tratta solo di casi non così diffusi. Personalmente non ho mai accettato danaro da nessuno.

Provo a descrivere come riconoscere una food blogger “inventata a tavolino” capace di acchiappare click e fan. Non si presenta come una vera cuoca, ma come un “modello” per le altre donne, il fatto di essere una food blogger esperta in cucina, è spesso un pretesto per porsi al centro dell’attenzione e mettere la sua vita a disposizione degli inserzionisti. La sua immagine assomiglia a quella di una fotomodella, sempre pronta e truccata per un selfie. Va tutti i giorni dal parrucchiere e dalla manicure, ha sempre le mani con le unghie colorate (che non vedono mai farina). È preferibilmente fidanzata con uno chef. Nei fine settimana va in giro per il mondo da sola, in luoghi esclusivi. Pubblica ricette caloriche, ma è magra come un grissino. Ogni foto ha un servizio di piatti diverso perché  le immagini da pubblicare sono quelle fornite dalle aziende.

Continua a leggere su: http://www.ilfattoalimentare.it/food-blogger-report-rai3-papille-vagabonde.html

martedì 2 maggio 2017

Obbedisci. Lavora come uno schiavo. Guarda la televisione. Non fare domande. Compra. Spendi. Cosuma. OBBEDISCI

Un paio di anni fà, vidi un film di John Carpenter, si chiama "Essi vivono". Racconta di un disoccupato che trova in una scatola un paio di occhiali da sole molto speciali. Indossandoli infatti, essi mostrano il mondo come è in realtà: Tutte le persone sono degli scheletri senza occhi e senza espressione. Gli edifici, le strade, tutti i negozi e tutte le auto sono ricoperti di slogan come "Obbedisci", "Consuma" "Spendi" "Guarda la televisione" "Conformati" "Lavora" "Dormi" "Non fare domande" "Prendi pillole"

Da un articolo de Il Fatto Quotidiano:

Un giorno, in risposta a un giornalista che lo incalzava sulla necessità di consumare, Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, disse: “Quando compri credi di farlo col denaro, ma ti sbagli. Non si compra con i soldi, ma con il tempo che abbiamo usato per guadagnare quel denaro. In altre parole quando si consuma, si paga con la vita che se ne va“.
Ci hanno sempre fatto credere che la felicità dipende dalla ricchezza, ci hanno chiesto di sacrificare tutto il nostro tempo, ci hanno chiesto di non veder crescere i nostri figli, hanno aperto le scuole alle 7.30 richiudendole alle 19 (quando saranno aperte 24 ore su 24?)

E allora ci si affanna, si corre, si maledice il tempo che scappa. Otto ore di lavoro non bastano più, è necessario fare lo straordinario. Si arriva a casa e non si ha il tempo di cucinare, leggere, giocare, ascoltare, raccontare, protestare, partecipare. I bambini sono già addormentati prima ancora di averli abbracciati. Si compra insalata imbustata, già lavata e cibo inscatolato e precotto. Si accende la tv che parlerà per tutti.
La mattina non si ha il tempo di accompagnare i figli a piedi o in bici a scuola, si va in auto ovunque, correndo, spendendo e inquinando, stramaledicendo ogni ostacolo che ti rallenta la corsa. E nel poco tempo libero rimasto ci si affanna per comprare e andare in palestra. Ma la palestra e gli acquisti costano, e costano pure tanto, e allora bisogna lavorare di più, fare più straordinario, accettare salti di carriera, lunghe trasferte, e lavori poco etici. Quel po’ di coscienza la teniamo silente: non si può storcere il naso, il lavoro è lavoro, anche se inquina, devasta, sfrutta e specula.

Chi trionfa nella nostra vita è il denaro. Chi perde è l’umanità. Scriveva Ivan Illich “la schiavitù che annichilisce le facoltà pensanti è data per scontata, basta solo che sia retribuita”.
E si vede: in Italia oltre 11 milioni di persone fanno uso di ansiolitici, antidepressivi e psicofarmaci. Ogni anno muoiono 40.000 persone per  problemi alcol correlati. Il 5,4% della popolazione adulta ha fatto uso, almeno una volta, di cocaina. Sono i dati tratti dallo studio Ipsad (Italian population survey on alcohol and other drugs) condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa.

Continua a leggere su: ilfattoquotidiano.it/2017/05/01/primo-maggio-si-festeggia-il-lavoro-o-la-nuova-schiavitu/3555187

lunedì 24 aprile 2017

Prima dei partigiani c'erano i Brigranti. Napoli si liberò dai fascisti senza esercito e con sette mesi di anticipo

“ADESSO VI FACCIAMO VEDERE NOI CHI SONO I NAPOLETANI”
Quando, l’8 settembre, fu improvvisamente firmato l’armistizio da parte del maresciallo Pietro Badoglio, le forze armate italiane si trovarono allo sbando, a causa di mancanza di ordini precisi dei comandanti militari. L’armistizio gettò nella confusione più totale anche Napoli: I tedeschi, che prima erano alleati, divennero nemici della popolazione e il 12 settembre i nazisti occuparono la città e dichiararono lo stato d’assedio. Per vendicarsi dell’armistizio, che consideravano un tradimento italiano, i tedeschi misero in atto tremende ritorsioni, come lo sgombero forzato di tutte le abitazioni sulla costa fino a 300 m dal mare e l’ordine di deportazione nei campi di lavoro tedeschi di tutti i maschi fra i 18 e 33 anni.

Il 27 settembre, però, le donne e gli uomini di Napoli capirono che dovevano reagire. Quel giorno, accadde un episodio che accese definitivamente gli animi dei napoletani: Alcuni marinai, tra cui uno molto stimato dalla popolazione, vennero uccisi a bruciapelo, davanti a numerosi cittadini, mentre bevevano a una fontanella. La notizia di quel brutale assassinio fece il giro della città. La gente iniziò ad assieparsi armata per le strade, a bruciare le camionette nemiche, a creare barricate per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Gli abitanti del Vomero riuscirono a impadronirsi di armi e munizioni depositate in un arsenale. In un momento di confusione, i carcerati scapparono dalle prigioni e si unirono ai rivoltosi e ai pochi soldati italiani rimasti allo sbando. Cominciarono così le Quattro giornate di Napoli.

Al terzo giorno di feroci scontri giunse la voce che a Mugnano erano state fucilate 10 persone, fra cui tre donne e tre bambini. Il piccolo "Scugnizzo" Gennarino Capuozzo, nemmeno 12 anni, con i suoi compagni decise di vendicare quei martiri e con il suo gruppo si appostò dietro alcuni blocchi di cemento sulla strada tra Frullone e Marianella e attese che il camion con i tedeschi fosse vicino. Appena l’automezzo con i tedeschi fu a portata di tiro, sventagliarono le armi di cui si erano impossessati per le strade: Spararono con le mitragliatrici e lanciarono bombe a mano. Il camion tedesco provò a togliersi dalla strada, ma Gennarino riuscì ad avvicinarsi e a gettare una bomba a mano contro il mezzo militare. “Ora scendete”, intimò Gennarino puntando la sua mitraglietta. Dal camion scesero con le braccia alzate tre soldati; il comandante che poco prima aveva ordinato la strage, l’autista e il mitragliere. I tedeschi furono portati come prigionieri all’accampamento degli insorti e Gennarino fu trattato da eroe.
Quell’impresa galvanizzò a tal punto Gennarino decise di non fermarsi. andò in via Santa Teresa dove decine di napoletani avevano alzate le barricate, con i mobili che la popolazione aveva buttato giù da finestre e balconi, per respingere i tedeschi. Prese il mitragliere di un soldato morto, si riempì le tasche con le bombe a mano e corse impavido verso un carro armato tedesco . “Adesso vi facciamo vedere noi chi sono i Napoletani“, urlò. “Vedrete chi è Gennarino Capuozzo”. Ma mentre stava togliendo dalla bomba la sicura, una granata del nemico lo centrò in pieno.

Era il 29 settembre. Quella sera stessa, i tedeschi trattarono la resa con gli insorti: Ottennero di uscire indenni da Napoli in cambio del rilascio degli ostaggi ancora prigionieri al campo sportivo. Il giorno dopo, il 30 settembre, le truppe tedesche lasciarono la città.

Fonte: vesuviolive.it/vesuvio-e-dintorni/notizie-di-napoli/14767-adesso-vi-facciamo-vedere-noi-chi-sono-napoletani-la-storia-che-impazza-sui-social

it.wikipedia.org/wiki/Gennaro_Capuozzo

giovedì 30 marzo 2017

Solo in Italia, genitori a rischio suicidio / omicidio sono milioni. Ma noi scegliamo di ignorare le loro storie e di indignarci solo quando il delitto è stato già commesso

Da un articolo di Maurizio Blondet

“Ho pregato che facesse tornare insieme mamma e papà. Solo questo gli ho chiesto, solo questo. Per tutti questi anni. E invece mamma è andata a fare i figli con quell’altro”. Ha il dolore negli occhi.
Il fatto è che la mamma sta tornando dalla clinica, dove ha partorito il terzo figlio con “Quell’altro” e sa che la mamma la trascurerà ancora di più. Sta sempre con la nonna che, ancor giovane, non ha pensione. Nonna  fa la baby sitter a un bambino di tre anni, per 3 euro l’ora. Si rifiuti, le dico. Lei: "A me dieci euro al giorno servono; Se rifiutassi, c’è una vicina che prenderebbe il mio posto, s’è già fatta avanti"
Il divorzio e la liberazione sessuale, grandi conquiste per i media e la tv e le celebrità con i soldi, hanno ingannato i ceti miseri, che li hanno adottati. Il diritto alla felicità sessuale promesso, non ha prodotto felicità. Cosa dici a una bambina di 11 anni che ha smesso di credere in Dio perché non le ha fatto il miracolo di portare insieme mamma e papà.

C'è un’altra coppia, sposata, regolare  questa, con sei figli. “Hanno ricevuto lo sfratto esecutivo. Devono lasciare la casa entro un mese”. Quella casa da cui sono sfrattati era di loro proprietà; Hanno fatto un debito con la banca per avviare una “attività imprenditoriale” non meglio determinata che è andata male, la casa è stata pignorata. Hanno potuto abitarci finché non è stata comprata da un nuovo proprietario. Oggi il momento è arrivato.
Avete chiesto aiuto al Comune?  Non ci sono le case popolari – del resto gravate da liste d’attesa chilometriche. Anzi, loro due hanno  paura di rivolgersi  al Comune: “Ci manda le assistenti sociali, e quelle ci portano via i bambini”, quando vedono come vivono. Per questo servono le assistenti sociali: A portare via i bambini ad italiani con sei figli, bollando i genitori con lo stigma: Inadeguati, incapaci, irresponsabili.
Traslocare in appartamento in affitto? Impossibile. “Per affittartelo, vogliono vedere le tue buste-paga, vogliono tre mesi anticipati, vogliono 700  euro per un monolocale. Il marito “lavora”: Nel senso che fa le pulizie per 4 ore, 240 euro al mese è la busta-paga regolare che potrebbe esibire. Per il resto si arrabatta, fa’ l’imbianchino, il muratore in nero...
Secondo me, questi due genitori sono a rischio di suicidio, e un giorno leggeremo sul giornale: “A Corsico, spaventosa tragedia”, eccetera."

Continua a leggere su:
maurizioblondet.it/serata-corsico-fra-gente-basso-livello
maurizioblondet.it/questo-sistema-e-radicalmente-sbagliato

giovedì 16 marzo 2017

17 marzo, festa dell'Unità d' Italia. Tranne i Napoletani certo, che hanno veramente ben poco da festeggiare

Con i Borbone, il Sud divenne insieme all’Inghilterra e alla Francia il Paese più florido d’Europa, la meta finale e più preziosa del Gran Tour che fece dire a Stendhal nel 1817: “In Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli

Perché invadere il Regno delle Due Sicilie? Il Regno di Sardegna era gravato da un enorme debito pubblico: I Piemontesi, che avevano scarse risorse economiche, cominciarono a stampare banconote senza la corrispondente riserva monetaria e, perciò, con l’acqua al collo i Savoia pensarono che fosse cosa buona e giusta conquistare un Sud dove circolava soltanto denaro in oro e argento e in cui non vi era debito pubblico: Il solo Regno delle Due Sicilie possedeva una quantità di oro pari al doppio dell’oro di tutti gli altri stati della penisola italiana messi insieme, 60 volte superiore a quello dei Savoia. Non a caso appena entrato a Napoli il buon Re galantuomo provvide a saccheggiare il Banco di Napoli di tutto il suo oro, poi ordinò di portare a Torino i mobili del Palazzo Reale partenopeo.

Con l’invasione savoiarda le città meridionali eccidiate furono più di 100, in cui persero la vita migliaia e migliaia di civili compresi bambini e donne le quali furono prima stuprate: Tra le stragi più efferate ci sono quelle che furono condotte a Bronte, Montefalcione, Pontelandolfo e Casalduni. Coloro che si opponevano a all’esercito sabaudo, dunque un vero esercito di occupazioni, come contadini e gli stessi soldati dell’ex esercito duosiciliano che oggi sarebbero definiti “partigiani”, furono allora etichettati come “briganti”, fuorilegge da mettere a morte e con i cui corpi senza vita e le teste mozzate si fecero fotografare i carabinieri e i bersaglieri.
I fautori dei massacri, quali Cialdini e Nino Bixio (conosciuto come “la belva” tra i contadini del Mezzogiorno) furono autori di crimini contro l’umanità che lo Stato Italiano ha eletto a eroi e Padri della Patria. A Fenestrelle, località in provincia di Torino, fu edificato un forte utilizzato come campo di concentramento per “briganti”, ed oggi fa parte della lista dei monumenti nazionali.

Carlo Bombrini, amico di Cavour e direttore generale della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, istituto di diritto privato ma con le pubbliche funzioni di Tesoreria dello Stato, ebbe a dire circa i Meridionali che “Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”, e infatti da proprietario della Ansaldo fece in modo che la concorrente Pietrarsa fallisse, che le industrie del Sud (molto più numerose qui che nel resto d’Italia, infatti Sicilia, Calabria e Puglia erano le prime 3 regioni della penisola per numero di operai) fossero smantellate, che si potenziasse la rete ferroviaria al Nord ottenendo la maggior parte dei finanziamenti.
Meritano poi di essere menzionati lo smantellamento del porto di Salerno per essere ricostruito a Genova
in modo da far concorrenza ai cantieri di Castellammare di Stabia, la chiusura delle scuole al Sud per ben 15 anni (Un popolo ignorante si domina meglio)

Fonte: vesuviolive.it/ultime-notizie/politica/19549-17-marzo-1861-unita-ditalia-perche-sud-non-deve-festeggiare